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Blatte nelle cucine delle Molinette? Scattano i controlli

TORINO 14 GIU –  In seguito ad un esposto che ha segnalato la presenza di nidi di blatte sono scattati i controlli del Servizio Igiene e Alimenti dell’Asl di Torino nelle cucine delle Molinette, il più grande ospedale del Piemonte. “Sono in corso le verifiche interne – si limita a commenta la AllFoods, la ditta che gestisce il servizio mensa dell’ospedale – e l’adozione delle opportune misure correttive”. Il servizio di distribuzione dei pasti a degenti e a dipendenti, aggiunge la ditta, non verrà interrotto.

Redazione

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Morì in ospedale a Casale (AL) per le larve di mosca, 4 iscritti nel registro degli indagati

CASALE MONFERRATO (AL) 22 DIC – Morì nell’estate del 2014 nell’ospedale di Casale Monferrato in circostanze assurde, contaminato da una mosca nel reparto di rianimazione e per colpa di un’infezione polmonare, contratta attraverso il catetere venoso centrale, . Ora però sulla vicenda di Alfredino Mazzanti sarà fatta piena luce grazie alla tenacia dei suoi figli, che sono riusciti a far riaprire il caso ed ottenere un incidente probatorio che vedrà coinvolti quattro medici.  All’inizio di questa odissea sanitaria l’azione legale della famiglia Mazzanti subì un inaspettato arresto: dopo la morte di Alfredino, la perizia eseguita dal medico legale Roberto Testi, su incarico della procura di Vercelli, indusse il pubblico ministero a chiedere l’archiviazione del caso.  I figli di Alfredino si rivolsero però all’avvocato Alberto Costanzo, consegnando al gip un’accurata relazione del consulente dottor Daniele Sher, che fece emergere due elementi fondamentali: le pessime condizioni igieniche del reparto di Rianimazione del S. Spirito; la discutibile scelta di indurre in coma il paziente  invece di intervenire subito chirurgicamente sull’ematoma cerebrale causato dal trauma cranico riportato dal paziente. La bontà di queste osservazioni hanno portato il giudice a ricusare l’archiviazione e disporre un supplemento di indagine. Da qui l’atto dovuto di iscrizione  nel registro degli indagati del primario della Rianimazione Sergio Muratore (difeso dall’avv. Stefano Bagnera), il direttore sanitario del S. Spirito Paola Costanzo (difesa da avv. Piero Monti), i neurologi Franco Vergnano e Alessandra Ferraris (difesi da Simonetta Rossi). Il 18 gennaio prossimo si svolgerà l’udienza per l’incidente probatorio, durante il quale le parti presenteranno le relazioni dei rispettivi consulenti.

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”Tre starnuti e una larva dal naso, così iniziò il calvario di mio padre”. Un caso di malasanità nell’alessandrino?

CASALE MONFERRATO (AL) 5 DIC – ”Ora che abbiamo scongiurato l’archiviazione dell’indagine, andremo fino in fondo per capire come mio padre possa essere morto mangiato dalle larve in un ospedale del Piemonte”. La tragica vicenda della famiglia Mazzanti di Casale Monferrato (AL), vittima di un probabile caso di malasanità nel luglio del 2014, per poco non ha rischiato di diventare anche un caso di malagiustizia, che avrebbe aggiunto al danno la beffa. Ma per capire l’intera storia, occorre fare un passo indietro e raccontare i fatti.

Il sig. Alfredino Mazzanti, a seguito di una caduta dalle scale, nel luglio del 2014 viene ricoverato presso l’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato per un sospetto trauma cranico: sale con le sue gambe sull’ambulanza e, una volta in ospedale, la Tac individua un grave trauma alla testa, per il quale viene indotto in coma famacologico per evitare complicanze. Dopo qualche giorno, grazie ad un lieve miglioramento del quadro clinico, il Sig. Alfredino viene estubato e ricomincia a respirare in modo autonomo, seppure privo di coscienza. Al quinto giorno di ricovero ecco il tremendo segno promonitore: tre starnuti ed una larva che esce dalle cavità nasali. Nei giorni seguenti il paziente sarà sottoposto ad interventi medici di pulizia per debellare un focolaio di larve insediatosi nel suo corpo: dopo 8 giorni dal ricovero, però, sopraggiunge la morte. La famiglia Mazzanti chiede che sia esegutia l’autopsia, che ipotizza lo sviluppo del focolaio di larve per l’ingresso di un insetto dovuto alla mancanza dello stimolo dello starnuto causato dalla sedazione. Famigliari e testimoni infatti, racconteranno ai Carabinieri, della presenza di insetti in quel reparto di rianimazione di fortuna, accampato in una ex sala operatoria in attesa che i locali idonei venissero riparati. ”Da questo momento in poi – ricorda il figlio del sig. Alfredino, Alessandro – c’è stato da parte dell’Asl,   il tentativo di minimizzare l’importanza di svolgere ulteriori accertamenti sull’orgine di queste larve e soprattutto sulla loro responsabilità nel decesso di mio padre. Ovviamente, dopo le mancate promesso di indagine da parte della struttura sanitaria, abbiamo fatto un esposto, per far piena luce sulla vicenda”. Ma anche sul fronte giudiziario, la famiglia Mazzanti non ha inizialmente fortuna. ”In un primo momento – racconta ancora Alessandro – la nomina da parte del Pm del medico legale (un nome blasonato per aver condotto indagini su alcuni eclatanti delitti degli ultimi mesi n.d.r) ci avevano un po’ rassicurato. Ed invece, pur riconoscendo lo stato di sporcizia e degrado in cui mio padre ha dovuto vivere gli ultimi giorni della sua vita, la perizia non individuava errori medici. Mio padre è morto per un’infezione polmonare a seguito di un trauma cranico, due cose che nemmeno volendo le riesci a mettere in correlazione. Possibile che nessuno abbia sbagliato?”. ”Fortunatamente – sottolinea il figlio del sig. Alfredino – la relazione del nostro medico legale , che abbiamo dovuto cercare in tutta fretta in quanto hai solo 10 gg per opporti all’archiviazione, è stata molto capillare ed elaborata, ed ha messo in luce errori medici piuttosto grossolani”. La caparbietà di Alessandro e della sua famiglia alla fine è riuscita a scongiurare l’archiviazione. Inoltre il procedimento sul caso è stato cambiato da ‘verso ignoti’ a ‘verso noti’. Con le lungaggini della giustizia, forse tra un paio di anni la famiglia Mazzanti potrà sapere se sulla morte del Sig. Alfredino ci sono o meno delle responsabilità. ”La cosa assurda – chiosa Alessandro Mazzanti – è quanto occorra lottare in questo Paese semplicemente per far valere quelli che dovrebbero essere diritti elementari”.

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Malasanità: dimessa due volte dall’ospedale di Rivoli (TO), madre 36 enne muore a casa

TORINO 15 OTT – Dimessa due volte in pochi giorni dall’ospedale, muore in casa a 36 anni. La donna,  sposata e madre di due figli, è deceduta ieri dopo essere stata dimessa dall’ospedale di Rivoli  in cui si era fatta visitare. Il caso è stato portato al vaglio del pm Raffaele Guariniello, che ha ordinato l’autopsia e ha aperto un fascicolo di indagine per l’ipotesi di omicidio colposo.Il magistrato, oltre ad appurare le cause della morte, vuole capire se al pronto soccorso sono stati eseguiti tutti i controlli e gli esami opportuni. A svolgere i primi accertamenti sono stati i Carabinieri di Alpignano. Il 12 ottobre la donna era andata al pronto soccorso dell’ospedale di Rivoli con dolori all’addome, ed era stata dimessa con la diagnosi di dispepsia. Tornata il giorno seguente, è stata ricoverata per dodici ore: il responso dei medici è stato ‘dolore toracico atipico’.

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