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Fassino sogna Pechino, ma il torinese non arriva neanche a Berlino

TORINO 16 MAG. ’15 –  Sognare non costa nulla e, in tempo di crisi, questa sembra essere davvero l’attività preferita dai politici di casa nostra. E’ di oggi la ‘grande notizia ’ che il sindaco di Torino Piero Fassino sarà nei prossimi anni (decenni???) impegnato in uno strabiliante progetto: la realizzazione di una tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Pechino, sull’antica ‘Via della Seta’. Qualcuno potrebbe obbiettare che molto più prosaicamente oggi un torinese fatica ad arrivare a Berlino via aereo,  vista l’assenza di un volo specifico dall’aeroporto di Caselle;  ma si sa, la politica vola sempre più in alto delle meschine esigenze del cittadino medio. Dunque spazio ai grandi scenari internazionali, con i politici  torinesi naturalmente in prima fila, pronti addirittura ad insinuarsi nelle alleanze sulle infrastrutture tra  Cina e Russia ( e la sanzioni???). Intanto, sul fronte ‘interno ’, sulle rotaie sfreccia più che altro il malcontento : treni regionali sempre più affollati ed inaffidabili; il ‘grande’ progetto Tav, dopo anni di cincischiamenti proprio della politica, va avanti a passo di lumaca. Forse è davvero meglio sognare…

 

Fabio Grosso  

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Per Chiamparino il futuro della società sono gli immigrati

L’EDITORIALE

TORINO 17 APR – ”L’incrocio tra le etnie è uno dei pochi fattori dinamici in una statica società europea. Non è solo questione di buonismo, ma di visione del futuro della società”. Queste parole pronunciate in un’intervista odierna dal Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino , è prevedibile, susciteranno non poche polemiche. Perché invece di pensare ai tanti problemi finanziari regionali, il Governatore si compiace dell’arrivo , in un Paese con la disoccupazione oltre il 12%, di centinaia di migliaia di persone senza casa e senza un lavoro? Non è dato saperlo. Nelle ultime Giunte sul bilancio, Chiamparino ha tagliato 200 milioni di euro ai cittadini piemontesi su servizi quali i trasporti, il diritto allo studio e la sanità-, però non sembra affatto turbato dalla prospettiva di veder scucire dalle casse pubbliche 30 euro al giorno per ogni immigrato in arrivo.

Fabio Grosso

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Lincenziata per le troppe assenze per cancro. Ma in che mondo viviamo?

EDITORIALE DEL 14 FEBBRAIO 2015

TORINO 14 FEB – In che mondo viviamo? La notizia di cui tratteremo in questo articolo non è quella che ti aspetti di leggere a San Valentino, ma la gravità dell’accaduto ci induce senz’altro a parlarne e , se possibile , a diffondere la notizia il più possibile.

Siamo a Roma, centro commerciale Romaest.  Simona ha 40 anni, è malata oncologica ed è dipendente di un negozio della prima catena di elettronica di consumo in Europa, con oltre 974 megastore distribuiti in 16 paesi europei, come si può leggere nel comunicato stampa  dell’Unione sindacale di base (Usb).  Tornata a casa dopo 2 mesi di ospedale, ha trovato a farle gli onori di casa sua figlia e un bel telegramma che le ha annunciato il licenziamento per “superamento del periodo di comporto”. Tradotto: troppe assenze. L’azienda ha applicato alla lettera il contratto di lavoro, senza alcun riguardo per la lavoratrice, mamma di una figlia, che ora si ritrova a combattere contro il cancro e contro la disoccupazione. “È il prodotto di una società che annulla l’aspetto umano – dichiara Francesco Iacovone dell’esecutivo nazionale Usb Lavoro Privato -. I lavoratori sono meri strumenti di produzione, al pari di uno scaffale. Il morale, la serenità e la sicurezza economica, in questa malattia, fanno la differenza. E l’azienda, pur applicando le le regole contrattuali, ha dimostrato di non aver il minimo riguardo per una sua dipendente che da tanti anni lavora per questa multinazionale. Impugneremo il licenziamento e chiederemo l’immediato reintegro,  forti anche di quanto accaduto recentemente a Brindisi dove la  52 enne Patrizia, impiegata di una multinazionale e malata di cancro, è stata reintegrata, grazie a una petizione di 80 mila firme e un accordo con la multinazionale. Rientrerà a lavoro il prossimo lunedì 16 febbraio. Patrizia era stata licenziata dall’azienda il 17 novembre scorso, dopo 25 anni di servizio”. Adesso il sindacato intende accendere i riflettori sul caso di Simona: insieme ai suoi colleghi organizzerà delle iniziative per sostenerla. Per ora è partita un’iniziativa in rete con l’hashtag #dallapartediSimona .

Fabio Grosso

chiamparino

Firme false? Chiamparino glissa con una battuta. Ma se verrà dimostrato che lo sono?

TORINO 6 FEB – Il fantasma delle firme false continua ad agitare la Regione Piemonte. In serata, ospite di una trasmissione televisiva, il Presidente della Regione Sergio Chiamparino ha  preferito liquidare frettolosamente con una battuta la spinosa questione delle firme irregolari che sarebbero state raccolte per la lista del Pd e per la lista Chiamparino per il Piemonte (Monviso),  per le quali la Procura di Torino ha indagato sette esponenti del centrosinistra, tra cui due consiglieri regionali in carica.  “Nel caso del centrodestra – ha detto Chiamparino in diretta tv  –  i candidati non sapevano neppure di esserlo, nel nostro caso parliamo invece di firme che non erano neanche necessarie…E poi Cota aveva vinto con uno scarto di 10 mila voti, alle elezioni della scorsa primavera la coalizione di centrosinistra ha avuto un vantaggio di oltre 600mila voti…”.Ma le firme raccolte sono false? E se fosse dimostrato che sono false, Chiamparino avrebbe il coraggio e la coerenza di dimettersi? Perché è questo quello di cui si sta parlando. Nel 2014 le elezioni regionali vinte nel 2010 dal centro destra e da Roberto Cota vennero annullate dal Tar per la presenza di firme false, ma non per un calcolo numerico sullo scarto di voti tra centro destra e centro sinistra: questo calcolo sarebbe stato del resto inutile visto che firme false avevano riguardato anche la lista ‘Pensionati per Bresso’, come dimostrano i patteggiamenti dei suoi aderenti.  In più va ricordato come in campagna elettorale Chiamparino fece della legalità e della limpidezza uno dei propri cavalli di battaglia. ‘Bisogna ridare dignità al Piemonte’ incalzava ad ogni comizio l’ex sindaco di Torino. Difficile ora liquidare tutta la questione con una battuta o, peggio, scaricare ogni responsabilità soltanto su coloro che hanno autenticato materialmente le firme in qualità di pubblici ufficiali.

Fabio Grosso

Renzi-DUrso

La stangata sul pellet di Renzi nascosta dai media

L’editoriale (14-12-2014)

Il diavolo si nasconde nei dettagli, e  le tasse più infami pure. La stangata sul pellet , col passaggio dell’Iva dal 10 al 22%, e’ arrivata  in sordina ieri a tarda sera, attraverso un subdolo emendamento del Governo alla legge di stabilita’, complice un distratto weekend pre-natalizio. Il ‘disco rotto’ del premier Matteo Renzi sul voler ‘cambiare il Paese’ cozza vergognosamente con la realtà: tasse in tutte le salse,ma mai in modo chiaro e alla luce del sole, perché rovinerebbe la sua immagine. Ha cominciato nei mesi scorsi, facendo fare la parte dei cattivi tassatori a Regioni e Comuni: tagliati i trasferimenti da Roma agli Enti Locali, questi ultimi, per non morire ,sono stati obbligati ad aumentare aliquote e tasse territoriali. Copione simile oggi  per la legge di stabilita’,con la vergognosa complicità dei principali mezzi di ‘informazione’, dai tg ai ‘grandi’ giornali. ‘Tasse sulla casa e canone Rai,il Governo congela gli aumenti’, ecco uno dei titoloni dei principali quotidiani nazionali,che alla stangata sul pellet dedica ovviamente non piu’ di 3 righe. Da rilevare che le tasse sulla casa sono gia’ ai massimi e che il canone Rai non rappresenta esattamente un bene di prima di necessita’ come il riscaldamento.

 

Bisogna dire che la stangata sul pellet arriva come una doccia fredda per i tanti che in questi anni hanno creduto agli incentivi su questo tipo di combustibile, definito ecologico,sostenibile ed economico. Il pellet negli ultimi anni ha rappresentato inoltre una delle poche novità positive per il sistema produttivo, grazie alla quale molte piccole imprese si sono potute dedicare alla realizzazione di caldaie per i ‘magici’ cilindretti di legno. Anche se tenuta nascosta il piu’ possibile, la stangata sul pellet non tardera’ a provocare i suoi effetti negativi su imprese e famiglie. Chi ha scelto in questi anni il pellet sicuramente non naviga nell’oro  e per lo più  abita in aree periferiche,magari montane, in cui si convive già con altre difficoltà . Questo chi governa lo sa benissimo, ma se ne frega, perché il mercato del pellet costituisce un ottimo settore su cui speculare e sui cui tassare impunemente. In Ungheria,per una piccola tassa sul web,migliaia di cittadini sono  scesi pacificamente in piazza,facendo ritirare il provvedimento al Governo. A quando questo miracolo in Italia?

Fabio Grosso