Aids in Piemonte in diminuzione: sesso non protetto resta la prima causa

TORINO 29 NOV. – In Piemonte continua a scendere il numero delle persone che scoprono di aver contratto l’Hiv. Nel 2016 sono stati 255: il calo è costante da un decennio a questa parte. L’infezione da HIV riguarda prevalentemente gli uomini. Tra le donne le diagnosi sono in calo, in particolare tra le italiane che rappresentano nel 2016 il 9% dei casi in persone nate nel nostro Paese. Risulta in crescita costante, invece, il numero di persone che vivono con l’HIV in Piemonte, circa 9.000 all’inizio del 2017 (2 ogni 1.000 piemontesi). La frequenza di HIV risulta 3 volte maggiore tra gli uomini rispetto alle donne e in alcune classi di età è particolarmente alta: tra gli uomini piemontesi dai 45 ai 54 anni raggiunge lo 0,7% circa.

Nel 2016, i casi di nuova diagnosi di HIV negli stranieri sono 99. Anche l’andamento dei tassi di incidenza in questa parte della popolazione presenta un trend in riduzione. Si tratta prevalentemente di persone originarie di Paesi ad alta diffusione di HIV. La principale modalità di trasmissione dell’HIV in Piemonte sono i rapporti sessuali non protetti, questa modalità riguarda, nel 2016, il 97% dei casi totali.Negli ultimi 10 anni si osserva una crescita delle diagnosi attribuibili ai rapporti sessuali non protetti tra uomini. Una lieve riduzione si osserva, invece, per quanto riguarda le diagnosi riferibili ai rapporti eterosessuali non protetti tra gli italiani. Il tasso di incidenza più elevato (18 casi per 100.000) si registra tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni, che rappresentano circa un terzo dei casi totali diagnosticati nell’ultimo anno.Nel 2016, sul totale delle 255 nuove diagnosi di HIV, 112 (44%) riguardano persone che hanno effettuato un test HIV risultato negativo in passato, di queste 58 (23% dei casi totali) lo hanno eseguito nei due anni precedenti la diagnosi di sieropositività per HIV.

Resta molto alto il numero di persone che arrivano tardi alla diagnosi, quando il loro sistema immunitario è già compromesso o quando si è già sviluppata la malattia (AIDS).Nel 2016, la diagnosi tardiva riguarda il 35% dei casi totali, valore che non si discosta in modo significativo da quanto rilevato negli ultimi cinque anni.

Redazione

 


 

banner-crossfit-04